Commento dell’Avv. Angela Natati alla Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 novembre 2025, C-173/23
Con la sentenza in commento, il Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che il matrimonio tra due cittadini dell’Unione Europea dello stesso sesso, validamente contratto in uno Stato membro, deve essere riconosciuto negli altri Stati membri ai fini dell’esercizio dei diritti conferiti dal diritto dell’Unione. Secondo i Giudici, il rifiuto di riconoscere un matrimonio omosessuale contratto legalmente in uno Stato membro viola la libertà di circolazione e il diritto della vita privata e familiare.
La vicenda tra origine dal matrimonio, contratto a Berlino, tra un cittadino polacco e tedesco e un cittadino tedesco. La coppia aveva in seguito chiesto la trascrizione del matrimonio presso l’Ufficio dello stato civile di Varsavia, ma la domanda era stata respinta poiché il diritto polacco non prevede il matrimonio tra persone dello stesso stesso.
La CGUE ha colto l’occasione per chiarire che, sebbene la regolamentazione del matrimonio rientri nella competenza degli Stati membri, ciascuno Stato deve rispettare il diritto dell’Unione, riconoscendo lo status matrimoniale acquisito in altro Stato membro. Inoltre, secondo la CGUE, gli Stati membri conversano un margine di discrezionalità nella modalità di riconoscimento, ma questa non può rendere impossibile o eccessivamente difficile il riconoscimento né discriminare le coppia omosessuali.